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GESTOSI

 

Autore: Dr. Monti Massimiliano

 

 

 

Si definisce gestosi una sindrome clinica che compare nella seconda metà della gravidanza, caratterizzata da aumento della pressione arteriosa (ipertensione), perdita di proteine con le urine (proteinuria) e gonfiori agli arti inferiori (edemi). 

 

Cause e manifestazioni cliniche

Le cause della malattia sono da ricercarsi in alterazioni della placenta che si svilupperebbero progressivamente durante la gravidanza per motivi ancora non del tutto chiari. La placenta, "danneggiata", libererebbe sostanze "tossiche" che, direttamente ed indirettamente (formazione di altre sostanze "tossiche" in quantità eccessive - ad esempio la profibrina) determinerebbero le alterazioni tipiche della malattia. Gli effetti di queste sostanze sono costrizione delle piccole arterie (e quindi ipertensione) e danno dei capillari (che determina proteinuria per compromissione dei capillari glomerulari renali, ed alterazioni a carico di numerosi organi fra cui il fegato). 

Altri segni clinici che possono accompagnare la gestosi sono la diminuzione delle piastrine, emolisi (rottura dei globuli rossi) e problemi coagulativi. Vi è inoltre un aumentato rischio  di distacco della placenta

La complicanza più temibile della gestosi (fortunatamente molto rara) è la cosiddetta eclampsia che si manifesta con contrazioni generalizzate (come un attacco epilettico) e si associa a coma ed a possibili lesioni degli organi interni che, in alcuni casi, possono risultare di estrema gravità (danni renali, danni epatici, danni retinici, danni cerebrali ecc.). Alla eclampsia può anche associarsi il distacco della placenta.

L'eclampsia è preceduta da alcuni segni caratteristici (fra cui vomito, dolore addominale a sbarra, disturbi visivi, cefalea, ecc.); in presenza di questi il ginecologo dovrà espletare il parto per prevenire l'attacco eclamptico.

I rischi fetali derivano dal problema di base che sono le alterazioni a livello della placenta, che è l'organo che assicura al feto nutrimento e ossigeno. Le complicanze più frequenti sono: morte endo-uterina, ritardo di crescita e rischio di parto pretermine (indotto per prevenire le gravi complicanze materne e fetali della eclampsia o indotto in casi di grave deficit della funzione della placenta che non permetterebbe più al feto di sopravvivere nell'utero). 

Nel caso di eclampsia i rischi per il feto crescono esponenzialmente e la prognosi diventa riservata.

Le terapie attuali comunque, in caso di gestosi non complicata da eclampsia, permettono spesso di prevenire le complicanze o almeno di diminuirne la gravità.

 

Conseguenze

I segni clinici della gestosi (non complicata da eclampsia), elencati sopra, sono limitati al periodo della gravidanza. Le eventuali lesioni epatiche e renali sono tipicamente reversibili e cessano con la fine della gravidanza non lasciando postumi. La prognosi per la madre è quindi piuttosto buona.

La prognosi fetale dipende strettamente dalle complicanze che possono essere insorte nel corso della gravidanza.

La prognosi, sia per la madre che per il feto, diventa riservata in caso di eclampsia.

 

Diagnosi

La diagnosi si pone sulla base del riscontro dei segni caratteristici della malattia: ipertensione, proteinuria, edemi. La paziente, inoltre, riferirà spesso un notevole aumento ponderale nel periodo di gravidanza immediatamente precedente.

La paziente andrà ospedalizzata per essere attentamente monitorata con esami di laboratorio e strumentali.

Di grande importanza la valutazione dello stato fetale: la cardiotocografia (rilevazione del battito cardiaco fetale e delle eventuali contrazioni uterine - il cosiddetto tracciato), in base alle variazioni nel tempo del battito cardiaco fetale, ci informerà sul benessere del feto stesso; l'ecografia permetterà di valutare l'accrescimento fetale; il color-Doppler ci darà informazioni sulle condizioni della circolazione sanguigna a livello della placenta e a livello fetale. 

 

Terapia

La terapia si basa sul riposo a letto, sull'uso di farmaci ad azione ipotensiva e su farmaci in grado di  deprimere l'eccitabilità nervosa e quindi prevenire le convulsioni eclamptiche (Solfato di magnesio). Può essere effettuata anche terapia con calciparina, nei casi in cui non vi sia una eccessiva riduzione del numero delle piastrine, per cercare di migliorare il circolo placentare.

L'espletamento del parto, molto spesso con taglio cesareo, può essere considerato una vera e propria terapia in quanto risolve la malattia nella madre (nel giro di uno o due giorni) e toglie il feto da un ambiente che potrebbe non essere più idoneo alla sua crescita e sopravvivenza. Chiaramente espone il feto ai rischi della prematurità (che possono essere più o meno importanti a seconda dell'epoca di gravidanza), rischi che dovranno essere attentamente valutati al momento della decisione.

 

L'eclampsia convulsiva, invece, è una vera e propria emergenza medica. Oltre alle sopra citate terapie, si effettueranno terapie mirate a controllare le convulsioni (benzodiazepine, solfato di magnesio, ecc.), ed altre indicate per il trattamento medico delle eventuali complicanze acute; si procederà infine all'espletamento del parto (generalmente mediante taglio cesareo) quando le condizioni cardiovascolari e generali saranno stabilizzate e quando le convulsioni saranno sotto controllo.

 

                            

                                                               

 

 

 

 

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